Newsletter 09/2014 – Spalma Incentivi

Newsletter 09/2014 – Spalma Incentivi

Modifiche introdotte dalla Legge 11 agosto 2014, n. 116. Cambiano gli incentivi per il fotovoltaico

La Legge n. 116 dell’11 agosto 2014, entrata in vigore il 21 agosto 2014, ha convertito in legge con modifiche il Decreto Legge n. 91 del 24 giugno 2014 (il “Decreto”), recante “disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea”.

La riforma, ha introdotto alcune rilevanti emendamenti all’attuale disciplina delle tariffe incentivanti nei confronti degli impianti solari fotovoltaici, al fine di ottimizzare la gestione dei tempi di raccolta ed erogazione degli incentivi.

1. Decreto Legge 24 giugno 2014 n. 91

Viene introdotta nel nostro ordinamento una rimodulazione degli incentivi per tutti gli impianti fotovoltaici superiori a 200 kW di potenza. Entrando nel dettaglio, l’articolo 26 (“interventi sulle tariffe incentivanti dell’elettricità prodotta da impianti fotovoltaici”), riconosce ai titolari di questi impianti, l’opportunità di scegliere, con decorrenza dal 1° gennaio 2015, tra due possibili opzioni:

(i) rimodulazione della tariffa incentivante, con applicazione delle percentuali di riduzione parametrate al periodo residuo di incentivazione ed estensione automatica del periodo di incentivazione da 20 a 24 anni, decorrenti dall’entrata in esercizio del relativo impianto;

(ii) in alternativa alla rimodulazione di cui sopra, i titolari degli impianti fotovoltaici interessati potranno optare per il mantenimento del periodo di incentivazione originario di 20 anni, con una riduzione forfettaria degli incentivi pari all’8% della tariffa riconosciuta alla data di entrata in vigore del Decreto.

Novità sono state previste anche per le modalità di pagamento degli incentivi: infatti, a partire dal secondo semestre 2014, il GSE potrà erogare in acconto gli incentivi a rate mensili, in misura pari al 90% della producibilità media annua stimata per ciascun impianto nell’anno solare di produzione, salvo poi effettuare il conguaglio in relazione alla produzione effettiva entro il 30 giugno dell’anno successivo.

Il comma 5 dell’articolo 26 riconosce poi la possibilità, per i soggetti titolari di impianti fotovoltaici interessati dalle rimodulazioni tariffarie, di beneficiare – sulla base di apposite convenzioni con il sistema bancario (ancora da definirsi) – di una provvista dedicata o di un’apposita garanzia da parte dalla Cassa Depositi e Prestiti S.p.A al fine di agevolare l’accesso a finanziamenti bancari, per un importo massimo pari alla differenza tra l’incentivo già spettante al 31 dicembre 2014 e l’incentivo rimodulato ai sensi del Decreto. A tale riguardo, è previsto che l’eventuale esposizione della Cassa sia garantita dallo Stato secondo i criteri e le modalità che verranno stabiliti con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’Economia e delle Finanze.

2. Modifiche all’articolo 26 del Decreto

Nel corso dell’iter parlamentare di conversione del Decreto, sono state previste alcune modiche ed integrazioni all’articolo 26. In tale scenario, le imprese produttrici di energia da impianti fotovoltaici di potenza superiore a 200 kW potranno, presentando una comunicazione al GSE entro il 30 novembre 2014:

(i) diluire il pagamento dell’incentivo su 24 anni, decorrenti dall’entrata in esercizio degli impianti, ricalcolato secondo una percentuale di riduzione, analiticamente indicata nel Decreto e compresa tra il 25% per un periodo residuo di 12 anni e il 17% per periodi residui di oltre 19 anni;

(ii) mantenere il periodo di incentivazione a 20 anni, ma con una rimodulazione delle tariffe in modo che siano più basse nei primi anni salvo conguaglio nei successivi; le percentuali di rimodulazione saranno stabilite con decreto del Ministero per lo Sviluppo Economico, sentita l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, da emanare entro il 1° ottobre 2014 in modo tale da consentire allo Stato, nel caso di adesione di tutti gli aventi titolo all’opzione, un risparmio di almeno 600 milioni di euro all’anno per il periodo 2015 – 2019, rispetto all’erogazione prevista con le tariffe vigenti;

(iii) mantenere il periodo di incentivazione a 20 anni, ma con una tariffa ridotta, per il residuo periodo di incentivazione, di una percentuale proporzionale alla potenza dell’impianto (6% per gli impianti da 200 kW a 500 kW; 7% per gli impianti da 500 kW a 900 kW; 8% per gli impianti di potenza nominale superiore a 900 kW); quest’ultima opzione diviene automatica nel caso in cui gli operatori non comunichino, entro il 30 novembre 2014, la loro scelta.

Indipendentemente dalla scelta effettuata, le nuove regole entreranno in vigore a partire dal 1° gennaio 2015.

Nel testo della norma si conferma che il GSE, a decorrere dal secondo semestre 2014, erogherà gli incentivi a prescindere dalla taglia degli impianti, con rate mensili pari al 90% della producibilità media annua stimata di ciascun impianto nell’anno solare di produzione, per poi effettuare un conguaglio entro il 30 giugno dell’anno successivo.

Si conferma altresì la possibilità di accedere a finanziamenti bancari, per un importo massimo pari alla differenza tra l’incentivo spettante al 31 dicembre 2014 e l’incentivo rimodulato, sulla base di apposite convenzioni con il sistema bancario assistite da garanzia e/o provvista concessa dalla Cassa Depositi e Prestiti.

La nuova stesura dell’articolo 26 prevede inoltre la possibilità di cedere o cartolarizzare fino al 80% del credito derivante dall’incentivo secondo modalità da definirsi, ed ovviamente applicando un tasso di sconto, ad un “acquirente selezionato tra i primari operatori finanziari europei”, secondo meccanismi d’asta anch’essi da definire. Tali quote di incentivo non potranno essere oggetto di rimodulazione.

3. Criticità e incongruenze

Attraverso le modifiche sopra accennate, il legislatore ritiene che, rimodulando i bonus di cui stanno beneficiando gli investitori che hanno già installato impianti fotovoltaici, si assisterà a una migliore sostenibilità nella politica di supporto delle energie rinnovabili.

Non devono, però, essere sottovalutate le conseguenze che la norma approvata avrà con riferimento ai rapporti di durata già cristallizzati in contratti di diritto privato (con riguardo ad esempio ai diritti già acquisiti sui terreni che normalmente sono parametrati su una durata di 20 anni, così come i finanziamenti e gli accordi con il GSE), o comunque su decisioni già assunte dai produttori, che hanno effettuato investimenti in base a previsioni economiche incorporate nei business plan di cui l’aspettativa dell’incentivo è parte determinante.

In tale prospettiva, va segnalato che l’articolo 26 del Decreto è una norma a carattere retroattivo che colpisce coloro che hanno investito nel fotovoltaico e sono già beneficiari degli incentivi. La nuova norma, in sostanza, va a modificare posizioni giuridiche già consolidatesi e sulle quali non vi sono margini di contrattazione o discussione. Tutto ciò è in contrasto con i limiti posti dall’ordinamento alla retroattività delle leggi, con il principio di tutela dell’affidamento legittimamente sorto nei soggetti che hanno investito nel mercato delle rinnovabili e con le esigenze di certezza del diritto. La legge di conversione appare poi in conflitto con la Direttiva 2009/28/CE, nonché con le norme e i principi di diritto dell’Unione Europea e quindi anche con l’articolo 117, primo comma, della Costituzione, poiché violerebbe l’impegno assunto dagli Stati firmatari ad assicurare agli investitori condizioni stabili, eque e favorevoli per lo sviluppo delle proprie iniziative. Ai sensi di dette norme e principi, gli investimenti devono godere della piena tutela e sicurezza e non dovrebbero pertanto essere colpiti da modifiche peggiorative delle condizioni giuridiche ed economiche in base alle quali sono stati effettuati.

Si segnala, infine, l’incongruità del termine ultimo del 30 novembre 2014 assegnato dal legislatore per esercitare l’opzione di rimodulazione dell’incentivo in relazione alla mancata emanazione della normativa secondaria (ancora da definirsi) necessaria ad implementare diversi diritti ed obbligazioni richiamati dal Decreto.

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