Newsletter 08/2014 – Crescita e Competitività II

Newsletter 08/2014 – Crescita e Competitività II

La prededucibilità dei crediti nel concordato preventivo e la tutela risarcitoria del socio nella scissione non proporzionale

1. La prededucibilità dei crediti secondo le modifiche del decreto c.d. “Crescita e competitività”

La conservazione dei valori aziendali ed il sostegno finanziario alle imprese in crisi rappresentano gli argomenti di maggiore attualità e complessità nell’ambito del nuovo concordato preventivo, anche per la necessità di coordinare i numerosi recenti interventi del legislatore, che sembrano evidenziare la mancanza di una chiara opzione nella scelta dei valori da privilegiare nella soluzione dei momenti di difficoltà delle aziende.
In questo scenario si inserisce l’ultimo intervento del legislatore, il quale con il VII° comma dell’art. 22 della legge 24 giugno 2014, n. 91 (il “Decreto Competitività”), entrato in vigore il 25 giugno 2014 ed attualmente in corso di conversione, abroga l’art. 11, comma III° quater, del decreto Destinazione Italia (D.L. 23 dicembre 2013, n. 145, convertito dalla legge del 21 febbraio 2014, n. 9). Viene così, eliminata la disposizione di interpretazione autentica dell’art. 111 l. fall., norma che individua i criteri per la predisposizione del piano di riparto, parziale o finale, del fallimento e definisce le caratteristiche che devono possedere i crediti affinché agli stessi possa essere riconosciuta la prededuzione. L’interpretazione, oggi cassata, riconosceva tale prededucibilità a condizione che la proposta, il piano e tutta la documentazione necessaria per la presentazione della domanda di omologazione del concordato in bianco fossero presentati entro il termine, eventualmente prorogato, fissato dal giudice e che la procedura venisse aperta ai sensi dell’articolo 163 del medesimo regio decreto, e successive modificazioni, senza soluzione di continuità rispetto alla presentazione della domanda.
Nella Relazione si legge che tale abrogazione si rende necessaria per il netto contrasto della norma interpretativa «con gli interventi di riforma della disciplina del concordato preventivo che si sono susseguiti a partire dal 2005. Come noto, infatti, i principali obiettivi di tali interventi sono stati quelli di rendere la procedura di concordato preventivo più efficiente al fine di pervenire alla risoluzione delle crisi d’impresa in maniera più celere e, soprattutto, di favorire il risanamento dell’impresa in crisi attraverso la prosecuzione dell’attività aziendale. La norma in questione, per quanto di portata apparentemente limitata, pregiudica in misura significativa il raggiungimento di tali obbiettivi».
In definitiva, quest’ultimo intervento del legislatore risulta quanto mai opportuno poiché la norma abrogata, seppur animata dall’intento di ricondurre l’istituto del concordato preventivo ad un utilizzo corretto, rischiava di rendere in concreto ancora più incerta la posizione di chi è pronto a sostenere l’impresa in crisi, sia esso un fornitore o un finanziatore, minando ancor di più le certezze circa la prededuzione dei crediti, proprio nel momento in cui l’offerta di risorse risulta di vitale importanza.

2. La tutela risarcitoria del socio di S.r.l. nella scissione non proporzionale

La sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano si è recentemente pronunciata, con sentenza del 12 marzo 2014, su di un tema di particolare rilevanza nell’ambito dell’operazione di scissione non proporzionale di società di capitali, ovvero la tutela che deve essere necessariamente garantita al socio, all’esito del perfezionamento di tale procedimento.
Nel caso di specie la società aveva operato una distribuzione non proporzionale delle partecipazioni dei due soci, prevedendo l’assegnazione delle quote del capitale della beneficiaria di nuova costituzione ad un solo socio ed il contestuale accrescimento della partecipazione nella società scissa per l’altro socio (c.d. scissione non proporzionale ed asimmetrica).
Tale operazione è possibile, ed in concreto spesso molto utile al fine di riorganizzare la struttura societaria secondo le esigenze del mercato nonché della compagine sociale, ma deve essere realizzata nel rispetto del principio di parità di trattamento dei soci, così come sottolineato del Tribunale:
Nella scissione non proporzionale, la “non proporzionalità” non può alterare quello che è un principio fondamentale dell’intero procedimento di scissione, ovvero la neutralità, sotto il profilo economico, dello scambio di partecipazioni in capo ai soci della scissa; a seguito della cessione non proporzionale, i soci della scissa riceveranno partecipazioni nelle beneficiarie in misura diversa tra di loro ma tutti dovranno avere partecipazioni che sono complessivamente equivalenti dal punto di vista economico.
E’ opportuno ricordare che, vista la natura e la molteplicità di interessi coinvolti, la scissione produce i suoi effetti con il perfezionamento dell’ultimo tra gli adempimenti pubblicitari richiesti, ed, al fine di garantirne la stabilità e la certezza, dopo tale momento non è più possibile richiedere l’invalidità dell’atto. Pertanto il socio che si ritiene leso della distribuzione delle partecipazioni potrà agire solo sul piano risarcitorio ed infatti:
Gli effetti della scissione, dopo l’iscrizione dell’atto, diventano definitivi, ovvero irretrattabili, per cui la data di decorrenza degli stessi rappresenta anche il momento a partire dal quale gli effetti dell’operazione non possono più essere né contestati né revocati; di conseguenza gli interessi che risultino lesi dall’illegittimità dell’operazione sono oggetto di tutela sul piano esclusivamente risarcitoria ai sensi dell’articolo 2504 quater c.c.

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