NEWSLETTER 3/2015 – NUOVE DISPOSIZIONI INTERMEDIARI FINANZIARI

Nuove disposizioni per gli intermediari finanziari introdotte dal Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Circolare n. 288 della Banca di Italia.

 

 

di Andrea Sassi

Luglio 2015

 

 

In data 8 maggio 2015 è stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale serie generale n. 105, il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze n. 53 del 2 aprile 2015 (il “Decreto MEF”), recante norme in materia di intermediazione finanziaria in attuazione degli articoli 106, comma 3, 112, comma 3 e 144 del Testo Unico Bancario (il “TUB”).

In seguito la Banca di Italia, con la Circolare n. 288 del 3 aprile 2015 (la “Circolare”), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 134 del 12 giugno 2015, ha completato l’attuazione della riforma del titolo V del TUB, introducendo nuove importanti disposizioni di vigilanza per i soggetti, diversi dalle banche, operanti nel settore finanziario (gli “Intermediari Finanziari”).

 

Il Decreto MEF

Gli articoli 2 (“attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma”) e 3 (“esercizio nei confronti del pubblico dell’attività di concessione di finanziamenti”) del MEF descrivono il contenuto dell’ attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma e le modalità per l’esercizio di tale attività nei confronti del pubblico.

In estrema sintesi, l’art. 2 del MEF definisce l’attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, intendendosi per tale attività la concessione di crediti, il rilascio di garanzie e, in generale, ogni tipo di finanziamento erogato nella forma di locazione finanziaria, acquisto di crediti a titolo oneroso, credito ai consumatori, credito ipotecario, prestito sul pegno.

Conformemente a quanto precede, l’art. 3 del MEF, invece, specifica quali sono le condizioni che devono sussistere affinché l’attività di concessione di finanziamenti sia da considerarsi esercitata nei confronti del pubblico. A tal fine, qualora l’attività sia svolta nei confronti di terzi e con carattere di professionalità, ricorrono i presupposti perché il soggetto che la esercita debba iscriversi nell’albo degli Intermediari Finanziari. Conformemente a quanto era già stato in parte delineato da dottrina e giurisprudenza, sono altresì esplicitate alcune attività che non configurano operatività nei confronti del pubblico, quali ad esempio le attività finanziarie intra-gruppo.

 

La Circolare della Banca di Italia

Le nuove disposizioni contenute nella Circolare introducono, tra le tante novità, la nuova disciplina dell’autorizzazione per l’esercizio dell’attività di concessione di finanziamenti, l’innalzamento del capitale sociale minimo, la disciplina del gruppo finanziario, le nuove norme sul sistema di governance e dei controlli interni e la disciplina di vigilanza prudenziale che recepisce le disposizioni contenute nel regolamento europeo n. 575 del 26 giugno 2013 (CRR) e nella direttiva 2013/36/UE del 26 giugno 2013 (CRD IV).

E’ importante sottolineare che l’autorizzazione della Banca di Italia è diretta alla verifica dell’esistenza delle condizioni che assicurino la sana e prudente gestione dell’Intermediario attraverso la valutazione nello specifico: (i) dell’esistenza di un capitale minimo versato; (ii) della qualità dei partecipanti e degli esponenti aziendali; (iii) del programma di attività e una relazione aggiornata sulla struttura organizzativa.

Si noti che viene previsto un innalzamento del capitale sociale minimo per richiedere l’iscrizione all’albo pari a 2 milioni di euro per gli Intermediari Finanziari che esercitano attività di concessione di finanziamento senza rilascio di garanzie; salvo alcuni casi specifici. In particolare, in caso di attività di concessione di finanziamento con rilascio di garanzie, il capitale è elevato a 3 milioni di euro; per le società cooperative a mutualità prevalente e che esercitano l’attività di concessione di finanziamenti senza rilasciare garanzie è ridotto a 1,2 milioni di euro.

Occorre evidenziare che i soci che intendono acquistare o continuare a detenere una partecipazione devono dimostrare di possedere specifici requisiti di onorabilità, reputazione e solidità finanziaria. A tal fine, devono, in particolare, dimostrare di avere adeguati mezzi finanziari, per poter sostenere lo sviluppo dell’Intermediario Finanziario nel tempo o per aumentarne le capacità patrimoniali in caso di condizioni di mercato avverse.

Le nuove disposizioni prevedono, altresì, in capo agli Intermediari Finanziari l’obbligo di dotarsi di un adeguato sistema di governance, composto da organi aventi funzioni di supervisione e di gestione al fine di assicurare un’efficiente gestione ordinaria e straordinaria della società, nonché organi con funzione di controllo al fine di vigilare sulla efficacia del sistema dei controlli interni.

Infine, con l’obiettivo di creare una disciplina omogenea sia per gli operatori bancari sia per gli Intermediari Finanziari, l’attuale regolamentazione prevede che tutti gli operatori saranno sottoposti alla medesima vigilanza prudenziale. Pertanto, analogamente a quanto previsto per le banche, gli Intermediari dovranno stabilire le modalità di determinazione dei fondi propri e dei rischi patrimoniali a fronte dei rischi connessi con l’attività esercitata; dovranno dotarsi di un sistema interno di determinazione dell’adeguatezza patrimoniale e, infine, sono previsti obblighi informativi che gli Intermediari devono rispettare al fine di favorire una accurata valutazione dell’esposizione ai rischi e della solidità patrimoniale.

La nuova disciplina è entrata in vigore l’11 luglio 2015, anche se è previsto che gli Intermediari Finanziari possono continuare a operare per un periodo di 12 mesi successivo all’emanazione delle disposizioni attuative del titolo V del TUB, e quindi fino al 12 maggio 2016.

 

Il gruppo finanziario

L’attuale regolamentazione prevede l’introduzione della nozione di “gruppo finanziario” che ricomprende, nello specifico, gli Intermediari Finanziari, le società finanziarie capogruppo, le banche extracomunitarie controllate dalla capogruppo, nonché le società finanziarie che compongono il gruppo finanziario.

Le “società finanziarie” sono le società diverse da una banca o da un istituto di moneta elettronica che esercitano in via esclusiva o prevalente l’attività di assunzione di partecipazioni e/o una o più delle attività previste dai numeri da 2 a 12 dell’art. 1, comma 2, lettera f) del TUB (“Società Finanziarie”). Si intendono comunque “non finanziarie” le holding di partecipazioni detenute prevalentemente in società non finanziarie allo scopo di dirigerne e coordinarne l’attività.

Nella nuova disciplina l’Intermediario Finanziario è considerato “capogruppo” se controlla almeno una società finanziaria e non sia controllato da altro intermediario finanziario o società finanziaria che possa essere considerata capogruppo, mentre affinché la Società Finanziaria sia considerata “capogruppo” devono ricorrere anche altri requisiti ed in particolare quando nell’insieme delle società da essa controllate risulti avere “rilevanza determinante” l’attività delle Società Finanziarie e, in aggiunta, si sia verificato il requisito della “finanziarietà” del gruppo. La prima condizione risulta soddisfatta qualora la sommatoria degli attivi di bilancio delle società e dei soggetti esercenti attività diversa da quella finanziaria, controllati dalla capogruppo, non ecceda il 30% del totale degli attivi di bilancio della capogruppo e di tutte le società e soggetti da essa controllati. Inoltre, ai fini del riconoscimento della “finanziarietà” del gruppo, è necessario che la somma degli attivi di bilancio degli Intermediari Finanziari e delle società da questi controllate, esercenti attività finanziaria e bancaria, sia almeno pari al 50% dell’attivo di bilancio della capogruppo e di tutte le società e soggetti da essa controllati.

Infine, si noti che alla società capogruppo è attribuito un ruolo di referente verso la Banca d’Italia ai fini della vigilanza consolidata e, nell’ambito dei suoi poteri di direzione e coordinamento, emana disposizioni dirette alle componenti del gruppo al fine di dare esecuzione alle istruzioni impartite dall’Autorità di Vigilanza nell’interesse della stabilità del gruppo.

 

Brevi considerazioni

Attraverso le modifiche sopra accennate, il legislatore ritiene che, introducendo controlli e requisiti più stringenti in capo agli Intermediari Finanziari ed alle Società Finanziarie, si assisterà ad una migliore stabilità ed omogeneità nel sistema e ad una maggiore tutela nei confronti della clientela.

Non devono, però, essere sottovalutate le conseguenze che la complessità della normativa, potrebbe comportare sugli Intermediari Finanziari e sulle holding di partecipazioni finanziarie, soprattutto con riguardo al cambiamento dei requisiti patrimoniali, in quanto non tutti gli intermediari avranno i requisiti necessari per conformarsi alla nuova disciplina. Pertanto, in conseguenza dell’entrata in vigore della nuova normativa, vi sarà certamente una riduzione del numero degli Intermediari Finanziari e delle Società Finanziarie, che potrebbero non ritenere più opportuno prestare tale attività in un mercato che sotto determinati volumi potrebbe non essere in grado di compensare i rischi e gli aumentati costi di struttura.

Invero la nuova disciplina ben più onerosa di quella precedente sia sotto il profilo dei requisiti di capitale che di quello regolamentare e di vigilanza condurrà, analogamente a quanto si sta verificando ormai da alcuni anni nel mercato bancario, al consolidamento ed alla riduzione del numero degli Intermediari Finanziari che operano nei confronti del pubblico.

***

Per eventuali approfondimenti non esitate a contattare 4Legal ai recapiti sotto indicati.

 

Avv. Andrea Sassi

4Legal Studio Legale

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