Newsletter 1/2015 – Azioni a voto maggiorato e plurimo

Newsletter 1/2015 – Azioni a voto maggiorato e plurimo

LA NORMATIVA IN MATERIA DI AZIONI A VOTO MAGGIORATO E A VOTO PLURIMO. MODIFICHE AL REGOLAMENTO EMITTENTI

 

di Andrea Sassi

 

Febbraio 2015

In data 31 dicembre 2014 è stata pubblicata, nella Gazzetta Ufficiale serie generale n. 302, la delibera Consob n. 19084 del 19 dicembre 2014 relativa alle modifiche al Regolamento Emittenti (il “RE”). Tali modifiche danno attuazione alle novità introdotte dal Decreto Legge n. 91 del 24 giugno 2014 (il “Decreto Competitività”), il quale ha emendato sia il codice civile sia il Testo unico della finanza (il “TUF”), in tema di emissione di azioni a voto plurimo, così di fatto superando il principio “una azione, un voto”, ed ha inoltre introdotto nel nostro ordinamento il c.d. “voto maggiorato”.

Maggiorazione del voto

L’art. 127 quinquies del TUF, introduce il diritto di voto “maggiorato”(c.d. “loyalty shares”) prevedendo la facoltà per le società per azioni di disporre in statuto un voto maggiorato, con un limite massimo di 2 voti, a favore di coloro che possiedono azioni della società per un periodo continuativo non inferiore a 24 mesi, decorrenti dalla data di iscrizione in un apposito elenco (“Elenco”). Conformemente a quanto precede, la disposizione legislativa prevede altresì che la cessione dell’azione a voto maggiorato (o della partecipazione con la quale si controlli una società che detiene azioni a voto maggiorato superiori alla soglia del 2%) comporta la perdita della maggiorazione del voto, salvo che nei casi di successione causa morte, fusione o scissione, a meno che lo statuto non disponga diversamente.

In caso di fusione o scissione, ove previsto dallo statuto, il voto maggiorato può essere assegnato anche alle azioni spettanti in concambio di quelle a cui sia già attribuito il voto maggiorato.

Parimenti, il voto maggiorato si estende alle azioni di nuova emissione in caso di aumento di capitale a titolo gratuito e, ove previsto dallo statuto, in via proporzionale, anche a quelle emesse in esecuzione di un aumento di capitale mediante nuovi conferimenti.

E’ importante sottolineare che la modifica dello statuto con cui viene introdotta la maggiorazione del voto non comporta il diritto di recesso degli azionisti della società eventualmente assenti o dissenzienti.

Occorre infine evidenziare che se non diversamente specificato dallo statuto, la maggiorazione del diritto di voto si computa anche per la determinazione dei quorum costitutivi e deliberativi che normalmente fanno riferimento ad aliquote del capitale sociale, mentre non ha effetto su diritti patrimoniali o amministrativi diversi dal voto.

Le azioni a voto maggiorato, quindi, diversamente da quelle a voto plurimo, non costituiscono una speciale categoria di azioni, nè danno diritto ad una propria assemblea o rappresentante comune, ma rappresentano uno strumento volto a consolidare gli assetti proprietari e decisionali della società in capo ai soci che ne abbiano detenuto le azioni per un periodo prolungato ed a fidelizzare questi ultimi in caso di società aperte con azionariato diffuso.

Azioni a voto plurimo

La nuova stesura dell’art. 2351 c.c., introdotta con il Decreto Competitività, sopprime il divieto, per le società con azioni non quotate, di emettere azioni aventi diritto di voto plurimo, introducendo quindi la facoltà per queste ultime di emettere tale categoria di azioni, per un massimo di 3 voti, anche solo per particolari argomenti, ovvero al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative.

Il nuovo art. 127 sexsies del TUF, da un lato vieta l’emissione di azioni a voto plurimo per le società con azioni, una volta ammesse alla negoziazione sui mercati regolamentati; dall’altro consente alle società che abbiano già emesso azioni a voto plurimo, in un momento precedente all’ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato, la facoltà di conservare tale categoria di azioni anche dopo la quotazione. In tale ultimo caso, non sarà consentito prevedere ulteriori maggiorazioni del voto.

Si noti che, al fine di mantenere inalterato il rapporto tra le varie categorie di azioni, se non diversamente disposto dallo statuto, è possibile emettere azioni a voto plurimo con le medesime caratteristiche di quelle già emesse in caso di fusione, scissione o aumento di capitale a titolo gratuito o a fronte di conferimenti senza limitazione o esclusione del diritto di opzione. Anche in questi casi non sono ammesse ulteriori maggiorazioni di voto.

Attraverso tali strumenti sarà quindi possibile incidere sulla proporzionalità tra capitale di rischio e governo della società e quindi incidere sui quorum assembleari e sulle regole di controllo delle società per azioni quotate e non quotate.

Regolamento Emittenti

In questo scenario, si inserisce l’ultimo intervento della Consob che mira ad ampliare la trasparenza delle informazioni sugli assetti proprietari in modo da ridurre le eventuali asimmetrie informative a scapito degli azionisti di minoranza ed a garantire l’effettività degli obblighi di offerta pubblica di acquisto (“Opa”) in caso di passaggio di controllo, anche al fine di contemperare – nelle intenzioni del legislatore – tale predetta esigenza di trasparenza con quella di contenimento dei costi di monitoraggio e di compliance a carico del mercato.

Nello specifico, la Consob, con l’introduzione del nuovo art. 143 quater del RE (“contenuto dell’Elenco”) ha chiarito quali sono le informazioni da includere nell’Elenco degli azionisti della società che intendono avvalersi del voto maggiorato, tra cui rientrano: (i) i dati identificativi, (ii) il numero delle azioni detenute e (iii) la data di conseguimento della maggiorazione del diritto di voto. Inoltre a carico della società quotata con azioni con diritto di voto maggiorato, ovvero a voto plurimo, sono stati previsti obblighi di informativa sia nei confronti del pubblico che della Consob in relazione all’ammontare complessivo dei diritti di voto ed al numero di azioni che compongono il capitale sociale (art. 85-bis, comma 4-bis, del RE). In particolare tali obblighi devono essere espletati in due occasioni: entro il quinto giorno di mercato aperto dalla fine di ciascun mese in cui è stato accertato un aumento dei diritti di voto ed entro il giorno successivo alla c.d. record date (i.e. il settimo giorno di mercato aperto prima della data fissata per la convocazione dell’assemblea).

Inoltre la società è tenuta alla pubblicazione sul proprio sito Internet dei dati identificativi degli azionisti che abbiano richiesto l’iscrizione nell’Elenco e che siano titolari di partecipazioni in misura rilevante ai sensi dell’art. 120, comma 2, del TUF (il 2%). Il termine entro il quale occorre effettuare la pubblicazione delle informazioni sul sito Internet è il medesimo termine previsto ai fini dell’aggiornamento dell’Elenco.

E’ opportuno sottolineare che, ai fini degli obblighi di informativa in tema di partecipazioni rilevanti, il calcolo delle soglie rilevanti deve effettuarsi in relazione ai diritti di voto e pertanto per “capitale sociale” deve intendersi “il numero complessivo dei diritti di voto” (art. 116-terdecies del RE) mentre per “partecipazioni” deve rilevare “il numero dei diritti di voto riferiti alle azioni oggetto di comunicazione” (art. 118, comma 3-bis, del RE).

Sono stati anche introdotti alcuni meccanismi che comportano un’esenzione dall’obbligo di comunicare il superamento, o la riduzione, della soglia di partecipazioni rilevanti in misura superiore o inferiore al 2% nel caso in cui si verifichino variazioni meramente passive, dovute a mutamenti della base di calcolo del capitale sociale o dei diritti di voto (art. 117, comma 2, del RE).

Per garantire un allineamento dei criteri di calcolo della partecipazione con quanto già previsto in materia di Opa l’art. 44-bis.1 del RE dispone che, per le società che hanno introdotto la maggiorazione del diritto di voto ovvero consentono l’emissione di azioni con diritto di voto plurimo, l’obbligo di Opa scatta in caso di superamento delle soglie percentuali calcolate in rapporto al numero complessivo dei diritti di voto, comunicati dall’emittente, ai sensi dell’art. 85-bis, comma 4-bis, del RE.

Infine, con l’obiettivo di contemperare i diritti degli azionisti di minoranza, con la necessità di non imporre obblighi di Opa conseguenti a condotte non volontarie, il RE introduce una specifica disposizione (l’art. 49, comma 1, lett. d-bis), che prevede l’esenzione dall’obbligo di Opa per le ipotesi di superamento passivo delle soglie rilevanti, nel caso in cui quest’ultimo sia determinato dalla riduzione del numero complessivo dei diritti di voto, in quanto causa indipendente dalla volontà dell’acquirente. Una simile esenzione, tuttavia, non opera nel caso in cui il superamento passivo delle soglie rilevanti, determinato dalla riduzione del numero complessivo dei diritti di voto esercitabili, si verifichi in capo ad un soggetto che sia comunque titolare di un numero di azioni, calcolate in rapporto al numero complessivo di azioni emesse dall’emittente, tali da superare le soglie rilevanti ai fini dell’obbligo di OPA.

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